Prima dei fenici, prima dei romani, prima degli spagnoli che costruirono la torre, in Sardegna c'era la civiltà nuragica. A due chilometri e mezzo dal centro di Santa Teresa Gallura, lungo la strada per Capo Testa, se ne conserva una testimonianza compatta e leggibile: il sito di Lu Brandali.
Cosa si vede
Il complesso comprende un nuraghe a torre singola, i resti di un villaggio di capanne circolari, alcuni ripari sotto roccia utilizzati come abitazioni e una tomba dei giganti. Il tutto disposto sul fianco di una collina granitica, con il mare a pochi minuti.
La tomba dei giganti
È l'elemento più scenografico: una sepoltura collettiva con un corridoio funerario e un'esedra semicircolare di pietre infisse verticalmente nel terreno, che delimitava lo spazio delle cerimonie. Il nome popolare nasce dalle dimensioni, che alle generazioni successive sembravano fuori scala per esseri umani comuni.
Come si abitava qui
La cosa che colpisce di più, camminando nel sito, è come l'insediamento sfrutti la roccia: le capanne usano i massi naturali come pareti, i percorsi seguono le pieghe del granito. Non è un villaggio costruito contro il paesaggio, ma dentro di esso.
Nuraghi in Gallura
La Gallura, rispetto ad altre zone della Sardegna, ha una densità di nuraghi inferiore ma una presenza importante di tombe dei giganti e di strutture legate al granito. Lu Brandali è il sito più comodo da visitare per chi soggiorna a Santa Teresa, ed è un buon punto di partenza per capire il resto.
Da abbinare
Lu Brandali sta sulla strada per Capo Testa: si può visitare la mattina e proseguire verso il promontorio per il pomeriggio. È una mezza giornata che unisce archeologia e mare senza spostamenti inutili.
Chi erano i nuragici
La civiltà nuragica si sviluppa in Sardegna a partire dall'età del bronzo e prende il nome dalle torri in pietra a secco — i nuraghi — che ne sono la costruzione più riconoscibile: se ne contano migliaia in tutta l'isola. Erano società organizzate, capaci di lavorare il bronzo, di costruire in pietra senza malta e di mantenere rapporti commerciali con il resto del Mediterraneo.
Non hanno lasciato testi scritti, e per questo molto della loro organizzazione sociale resta oggetto di studio e di discussione. Quello che resta sono le costruzioni, i bronzetti votivi e le sepolture: abbastanza per capire che si trattava di una civiltà complessa, non di una periferia.
Il rapporto con il mare
La posizione di Lu Brandali, a poca distanza dalla costa, non è casuale. La punta settentrionale della Sardegna guarda direttamente verso la Corsica, e le Bocche di Bonifacio sono un passaggio breve: gli scambi tra le due isole sono documentati fin dalla preistoria. Chi viveva qui aveva sotto controllo un tratto di mare strategico.
Se il tema vi interessa
La Gallura e il nord Sardegna offrono altri siti raggiungibili in giornata, tra nuraghi, tombe dei giganti e complessi megalitici. Chiedere a chi gestisce le visite a Lu Brandali è il modo migliore per farsi indicare cosa vedere dopo, in base al tempo che avete e alla stagione.
Come si visita, in pratica
La visita si sviluppa lungo un percorso che collega le diverse strutture del sito: il nuraghe, l'area del villaggio, i ripari sotto roccia e la tomba dei giganti. Con l'accompagnamento di una guida dura all'incirca un'ora, ed è la formula che consigliamo: senza spiegazioni, molte strutture risultano difficili da leggere per chi non è del mestiere.
Il percorso non presenta difficoltà particolari, ma il terreno è roccioso e con dislivelli: scarpe chiuse e, d'estate, cappello e acqua. Con i bambini è una visita che funziona, a patto di tenerli d'occhio nei tratti sconnessi.
Perché vale la pena
In una vacanza fatta di spiagge, un'ora di archeologia cambia la percezione del posto. Lu Brandali racconta che questa punta di Sardegna non è nata con il turismo: è abitata da millenni, per ragioni che sono sempre le stesse — un porto riparato, l'acqua vicina, la roccia da cui ricavare riparo. Dopo averlo visto, anche la torre spagnola e il paese ottocentesco trovano il loro posto in una sequenza più lunga.
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